Efficienza energetica degli edifici

energia da fonti rinnovabili

L'attuale assetto legislativo in materia di efficienza energetica trae le sue origini dalla Legge n.10 del 1991, che "al fine di migliorare i processi di trasformazione dell'energia, di ridurre i consumi di energia e di migliorare le condizioni di compatibilità ambientale dell'utilizzo dell'energia" (art.1 L.10/91), ha introdotto norme per favorire e incentivare la riduzione dei consumi di energia e promuovere l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabili nella costruzione e nell’uso degli edifici, nonché nei processi produttivi.

La L.10/91 definiva le fonti di energia rinnovabili, quali il sole, il vento, l'energia idraulica, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la trasformazione dei rifiuti organici ed inorganici o di prodotti vegetali, e assimilava alle fonti energetiche rinnovabili anche quelle derivanti dai risparmi di energia conseguibili nella climatizzazione e nell'illuminazione degli edifici con interventi sull'involucro edilizio e sugli impianti (art. 1 comma 3 della L.10/91).
Per l’edilizia le novità principali introdotte dalla legge 10 sono:

  • la certificazione energetica degli edifici;
  • la relazione tecnica a firma di un progettista abilitato, da presentare a cura del proprietario dell’immobile insieme alla denuncia di inizio lavori, per nuovi impianti, modifiche, installazioni relative alle fonti rinnovabili o al risparmio energetico;
  • l’adozione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore per ogni unità immobiliare per i nuovi impianti di riscaldamento centralizzati;
  • limiti di consumo di energia termica ed elettrica per edificio a seconda della destinazione d’uso, degli impianti e della zona climatica.

La legge 10 rimandava la sua completa attuazione all’emanazione di decreti attuativi. Il DPR 412 del 26 agosto 1993 è il Regolamento di attuazione della legge 10/91, modificato e integrato da altri provvedimenti successivi, tra cui il DPR 551/99.
Le principali novità normative introdotte dal DPR 412/93 possono riassumersi come qui di seguito:

  • classificazione degli edifici in categorie, a seconda della destinazione d’uso;
  • suddivisione del territorio italiano in zone climatiche in funzione dei gradi giorno;
  • per ogni zona climatica definizione dei giorni dell’anno per l’accensione e lo spegnimento e il numero massimo di ore giornaliere per l’esercizio degli impianti di riscaldamento;
  • requisiti per il dimensionamento degli impianti termici negli edifici di nuova costruzione e in quelli soggetti a ristrutturazione;
  • responsabilità per l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici in capo al proprietario, che può delegare la responsabilità dell’impianto ad un “terzo responsabile” in possesso dei requisiti previsti dalle normative vigenti.

L’Unione Europea ha intrapreso la sua politica energetica per il raggiungimento degli obiettivi posti dal Protocollo di Kyoto del 1997 all’inizio del 2000. La direttiva europea più importante relativa al risparmio energetico è stata la 2002/91/CE, che ha trovato attuazione in Italia con il decreto legislativo Decreto Legislativo 192/05. Oltre a recepire la direttiva comunitaria sul rendimento energetico, il d.lgs. 192/2005 ha modificato e aggiornato la legge 10 del 91.

Anche il decreto legislativo 192/2005 è stato modificato con provvedimenti successivi, da ultimo il DL 63/2013 convertito nella Legge 90/2013, che ha recepito con molto ritardo la Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica degli edifici. Una delle novità più importanti è la sostituzione dell’attestato di certificazione energetica (ACE) con l’attestato di prestazione energetica degli edifici (APE).
Il DL 63/2013 ha stabilito che l'attestato di prestazione energetica degli edifici deve essere prodotto per gli edifici o le unita' immobiliari costruiti, venduti o locati nel caso di un nuovo affittuario.
L’Ape deve essere altresì rilasciato per gli edifici utilizzati da amministrazioni pubbliche o aperti al pubblico con superfici maggiori di 500mq.
Il DL 63/2013 ha comunque rimandato a successivi decreti ministeriali la definizione delle modalità di applicazione della metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche e l'utilizzo delle fonti rinnovabili negli edifici (art.5 del DL 63/2013 convertito nella L. 90/2013).